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“Generalmente quando si pensa ai disturbi del sonno si è portati a pensare all’insonnia. In realtà essa rappresenta il disturbo con la maggiore prevalenza nella popolazione generale, ma non è quello più frequentemente studiato con strumenti specifici nei Centri di Medicina del Sonno. Recentemente è stato osservato che il tipo di insonnia che più facilmente tende a cronicizzare (70% dei casi) è proprio quello caratterizzato da frequenti risvegli nel corso della notte; invece, la forma in cui si tende ad assumere più frequentemente farmaci è quella “iniziale”, con difficoltà di addormentamento. Quasi il 20% della popolazione generale adulta assume almeno saltuariamente un farmaco a scopo ipnotico, mentre quasi il 10%  lo assume in maniera continuativa”, afferma il professor Luigi Ferini Strambi, Presidente WASM – World Association of Sleep Medicine e direttore del Centro di Medicina del Sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro.

Le apnee notturne sono più diffuse di quanto si pensi: un medico su tre sostiene che almeno venti dei propri pazienti sono colpiti in forma moderata o grave, ma che solo una piccola percentuale di loro è in cura. “La patologia colpisce almeno il 5% della popolazione generale – spiega  Ferini Strambi – e la cosa grave è che, come anche altri disturbi del sonno, pur essendo diffusa è poco nota ai medici di medicina generale. Tre anni fa è stata svolta un’indagine nelle università italiane scoprendo che, su un totale di 1.400 ore di lezione nell’arco dei 6 anni del corso di medicina, mediamente solo 2,5 sono dedicate al sonno e alle patologie ad esso correlate. Come la sindrome delle gambe senza riposo, che colpisce il 2% della popolazione, o l’insonnia cronica che interessa l’8-9%. 

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