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Respiro affannoso: da cosa dipende?

 Novembre 10, 2020

By  Centro Medico Esculapio


Il respiro affannoso, chiamato anche dispnea, è la spiacevole sensazione di fare fatica a respirare.

Il paziente manifesta e descrive questa condizione in maniera diversa in base alla causa.

La frequenza e la profondità respiratoria subiscono, di norma, un incremento durante l’attività fisica e ad altitudini elevate, ma tale aumento raramente causa disagio.

La frequenza del respiro può aumentare anche in condizioni di riposo, nei soggetti affetti da patologie polmonari o che interessano altre parti del corpo.
Ad esempio, con la febbre la frequenza respiratoria aumenta.

In caso di dispnea, il respiro più rapido è associato alla sensazione di mancanza d’aria.
Il paziente ha la sensazione di non riuscire a respirare abbastanza rapidamente o profondamente.

Potrebbe notare la necessità di un maggiore sforzo per espandere il torace durante la fase inspiratoria o di espulsione dell’aria durante la fase espiratoria.
Potrebbe, inoltre, percepire la spiacevole sensazione di un urgente bisogno di inspirare prima di completare la fase espiratoria e avere varie sensazioni spesso descritte come senso di oppressione toracica.

In base alla causa possono essere presenti altri sintomi, come tosse o dolore toracico.


Cause del respiro affannoso

La dispnea è generalmente causata da patologie che interessano i polmoni o il cuore.

Le cause più comuni sono:

  • Asma
  • Polmonite
  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)
  • Infarto o angina (dolore toracico dovuto a un inadeguato flusso di sangue e ossigeno al cuore, denominato ischemia miocardica)
  • Decondizionamento fisico (indebolimento muscolare e cardiaco dovuto a inattività)

L’embolia polmonare (ostruzione improvvisa di un’arteria polmonare, di solito per effetto della presenza di un coagulo di sangue) è una causa meno comune ma comunque grave.

Uomo con respiro affannoso che usa inalatore per asma
Chi soffre di asma ha spesso il respiro affannoso


Respiro affannoso causato da malattie polmonari

I soggetti affetti da patologie polmonari spesso presentano dispnea quando compiono uno sforzo fisico.

Durante l’attività fisica, l’organismo produce più anidride carbonica e consuma più ossigeno.
Il centro respiratorio cerebrale accelera la respirazione quando l’ossigenazione del sangue è ridotta o i livelli di anidride carbonica nel sangue sono elevati.

In caso di ridotta funzionalità del cuore o dei polmoni, perfino un piccolo esercizio può determinare un aumento considerevole della frequenza respiratoria e causare dispnea.

La dispnea raggiunge livelli tali da indurre il paziente a evitare ogni sforzo.

Quando la malattia polmonare peggiora, la dispnea può verificarsi anche a riposo.

La dispnea può essere connessa a:

  • Patologie polmonari restrittive
  • Patologie polmonari ostruttive

Nelle patologie polmonari restrittive (come fibrosi polmonare idiopatica), i polmoni si irrigidiscono e richiedono uno sforzo maggiore per espandersi durante la fase inspiratoria.
Anche una grave curvatura della colonna vertebrale (scoliosi) può limitare la respirazione perché riduce il movimento della gabbia toracica.

Nelle patologie ostruttive (come BPCO o asma), la resistenza al flusso aereo è maggiore perché le vie aeree sono ristrette.
Poiché le vie aeree si dilatano durante l’inspirazione, l’aria viene generalmente immessa.
Tuttavia, poiché, durante l’espirazione, si restringono, l’aria non riesce a essere espulsa dai polmoni con la velocità normale, laddove ne conseguono sibili e difficoltà respiratorie.
La dispnea si sviluppa perché rimane una quantità di aria eccessiva nei polmoni dopo la fase espiratoria.


Gli asmatici manifestano questo sintomo durante una crisi.
In genere il medico raccomanda di tenere a portata di mano un inalatore da usare al momento dell’attacco.
Il farmaco contenuto nell’inalatore favorisce l’apertura delle vie aeree.

Uomo con respiro affannoso mentre fa jogging


Respiro affannoso causato da insufficienza cardiaca

Il cuore pompa sangue nei polmoni.
Se la funzione di pompaggio non è adeguata (nella cosiddetta insufficienza cardiaca), esiste il rischio di accumulo di liquido nei polmoni, un disturbo denominato edema polmonare.

Questa condizione induce dispnea, spesso associata a una sensazione di soffocamento oppure di oppressione toracica.
L’accumulo di liquido nei polmoni può, inoltre, restringere le vie aeree e causare sibili, un disturbo denominato asma cardiaca.

Alcuni soggetti con insufficienza cardiaca presentano ortopnea, dispnea parossistica notturna o entrambe.
L’ortopnea è un respiro affannoso che insorge in posizione supina e si riduce in ortostatismo.
La dispnea parossistica notturna è un attacco improvviso di dispnea durante il sonno, spesso molto grave. Il soggetto si sveglia ansimando e si deve sedere o alzare per prendere fiato.
Questa condizione, una forma estrema di ortopnea, è segno di grave insufficienza cardiaca.


Respiro affannoso causato da anemia

In presenza di anemia o copiosa perdita di sangue in seguito a trauma, la conta eritrocitaria diminuisce.

I globuli rossi portano l’ossigeno ai tessuti, pertanto in questi soggetti la quota di ossigeno che il sangue può erogare si riduce.

La maggioranza dei pazienti anemici percepisce un’attenuazione dei sintomi a riposo in posizione seduta.
Tuttavia, spesso percepiscono dispnea sotto sforzo perché il sangue non riesce a fornire l’aumentato fabbisogno di ossigeno che l’organismo richiede.

Il soggetto respira rapidamente e profondamente, nel tentativo riflesso di aumentare la quantità di ossigeno presente nel sangue.


Altre cause del respiro affannato

Se nel sangue si accumulano elevate quantità di acido (nella cosiddetta acidosi metabolica), il paziente può avere la sensazione di essere a corto di fiato e cominciare ad ansimare rapidamente.

L’acidosi metabolica può essere causata da una grave insufficienza renale, da un’improvvisa esacerbazione del diabete mellito e dall’ingestione di certi farmaci o veleni.
Nei soggetti con insufficienza renale, la dispnea può originare da anemia e insufficienza cardiaca.

La sindrome da iperventilazione provoca la sensazione di inspirazione insufficiente, e il respiro diventa rapido e faticoso.
Questa sindrome è causata spesso più da ansia piuttosto che da un problema fisico.
I soggetti affetti da tale sindrome sono angosciati, possono manifestare dolore toracico e temere di andare incontro a un attacco cardiaco.
Si possono presentare variazioni dello stato di coscienza, generalmente descritti come se gli avvenimenti circostanti fossero lontani nel tempo, e percepire una sensazione di formicolio a mani e piedi e attorno alla bocca.


Ho il respiro affannoso, devo preoccuparmi?

Le informazioni riportate di seguito possono essere utili per decidere se sia necessario un consulto medico e cosa aspettarsi durante la valutazione.


Segnali d’allarme

In soggetti con dispnea, i seguenti sintomi sono particolarmente allarmanti:

  • Respiro affannoso a riposo
  • Ridotto livello di coscienza, agitazione o stato confusionale
  • Disagio in sede toracica o sensazione di forte o accelerato battito cardiaco (palpitazioni)
  • Perdita di peso
  • Sudorazioni notturne


Quando rivolgersi a un medico

I soggetti con:

– respiro affannoso a riposo
– dolore toracico
– palpitazioni o ridotto livello di coscienza
– agitazione o stato confusionale
– difficoltà di immissione o emissione dell’aria dai polmoni

devono recarsi immediatamente al pronto soccorso.

In questi casi sono necessari una valutazione e un trattamento immediati, e, talvolta, il ricovero ospedaliero.


Controllo dal medico di base

Se vi recate dal medico di base, egli inizierà a visitarvi chiedendo domande sui sintomi e sull’anamnesi.

Successivamente esegue un esame obiettivo e, n base ai risultati dell’anamnesi e dell’esame obiettivo, sarà in grado di individuare la causa del respiro affannoso e gli esami da effettuare.

Il medico interroga il paziente per stabilire:

  • Quando è iniziato il respiro affannoso
  • Se l’inizio è stato improvviso o graduale
  • Da quanto tempo il paziente avverte la sensazione di respiro corto
  • Se la condizione è scatenata o peggiorata da qualche condizione (come raffreddore, sforzo, esposizione agli allergeni o posizione da decubito)

Il medico raccoglie l’anamnesi dal paziente (eventuali patologie polmonari o cardiopatie passate), anamnesi del fumo, familiarità di ipertensione arteriosa o ipercolesterolemia e fattori di rischio per embolia polmonare (come recente ricovero ospedaliero, intervento chirurgico o viaggi di lunga distanza).

L’esame obiettivo è incentrato su cuore e polmoni.
Il medico ausculta i polmoni per un’eventuale congestione, sibili e toni alterati detti crepitii. Ausculta quindi il cuore per eventuali murmure (suggestivi di valvulopatia cardiaca).
Il gonfiore di entrambi gli arti inferiori suggerisce insufficienza cardiaca, ma se interessa solo un arto inferiore è più verosimilmente dovuto alla presenza di un coagulo di sangue nell’arto stesso.
Il coagulo può sgretolarsi e raggiungere i vasi polmonari, dando luogo a embolia polmonare.


Esami per determinare le cause

Per agevolare la determinazione della gravità del disturbo, il medico misura i livelli di ossigeno nel sangue con applicazione digitale di un sensore (pulsossimetria).

In genere il paziente viene inoltre sottoposto a radiografia toracica, salvo laddove risulti chiaramente che il problema sia una lieve riacutizzazione di una patologia cronica già diagnosticata come asma o insufficienza cardiaca. La radiografia toracica può mostrare evidenza di polmone collassato, polmonite e molte altre alterazioni polmonari e cardiache.

Per la maggior parte degli adulti, si esegue un elettrocardiogramma (ECG), per valutare l’eventuale inadeguato flusso sanguigno al cuore.

Altri esami vengono eseguiti in base ai risultati della valutazione.

I test finalizzati a valutare come funzionano i polmoni (test di funzionalità respiratoria) sono svolti quando, in sede di esame obiettivo, gli esiti suggeriscono la presenza di una patologia polmonare, ma la radiografia toracica non consente di formulare la diagnosi.
I test di funzionalità respiratoria sono in grado di misurare il livello di restrizione o ostruzione e la capacità dei polmoni di trasportare ossigeno dall’aria al sangue.
Una patologia polmonare può comprendere anomalie di restrizione o ostruzione, nonché alterazione della funzione di trasporto di ossigeno.

Nei soggetti a rischio moderato o alto di embolia polmonare, si svolgono test diagnostici per immagine specifici, come l’angiografia con tomografia computerizzata o la scintigrafia a ventilazione/perfusione.

Nei pazienti a basso rischio di embolia polmonare, si può effettuare un test per la ricerca di D-dimero.
Questo esame del sangue consente di identificare o escludere la presenza di un coagulo di sangue.
Per diagnosticare e approfondire la valutazione di anemia, disturbi cardiaci e certe patologie polmonari specifiche, potrebbe essere necessario procedere con ulteriori accertamenti.


Come trattare il respiro affannoso

Il trattamento della dispnea varia a seconda della causa.

I pazienti con bassi livelli di ossigeno nel sangue sono sottoposti a terapia supplementare di ossigeno con cannula nasale in plastica o maschera in plastica facciale.

Nei casi gravi, in particolare se il paziente non è in grado di respirare profondamente o abbastanza rapidamente, la respirazione può essere assistita con ventilazione meccanica tramite tubo respiratorio inserito in trachea o maschera facciale aderente.

Per ridurre l’ansia e il fastidio legato alla dispnea, si può optare per la somministrazione di morfina in soggetti affetti da varie patologie, fra cui attacco cardiaco, embolia polmonare e malattia allo stadio terminale.

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